La verità, una parola detta a caso,

la porta chiusa dopo una tempesta o

la scelta di una vita all’aperto?

Forse è mille domande, una risposta tra tante,

uno sguardo e poi il silenzio

quando tutto intorno muore.

La verità?

Qualcuno l’ha vista restare sempre senza le sue lettere

tra giorno e notte, vicino all’orizzonte,

come una mattina, nell’arco di una vita,

al sorgere del sole.

Ormai dirada il sole all’orizzonte

porta con sé pensieri, fiori e

pure quei colori che a volte parlano

e qualche altra tacciono.

Là, dietro a quella linea ora c’è il tempo,

racconta di parole e pure del silenzio

e di chi come un vecchietto

va in giro appoggiandosi

ad un bastone spento.

A volte mi dimentico d’essere me stessa
così salgo su una barca e mi lascio trasportare.
Ecco che non sono più il mio nome
e nemmeno un’orizzonte.
A volte accade sì, mentre dall’altra parte muore
quella me stessa che oggi stento a raccontare.
E allora prendo in prestito il mio volto
e di fronte ad un tramonto io, comincio a piangere.

E m’innamoro di poco io

di un ramo di mandorlo in fiore

e di un casolare lontano

che per raggiungerlo

si attraversa il mare.

Sì, m’innamoro di poco,

di una finestra con le tendine a vetri

e di panni stesi.

Di tre vecchietti appoggiati a un muretto,

di due stranieri sinceri

e di una scalinata a piedi.

Sì, m’innamoro di poco io,

dell’orizzonte sottobraccio

di una valigia al passaggio

e di un sogno ancora intatto.

Voglio per me una visione spenta

e scomparire come fa il sole

davanti al suo tramonto a colore.

E voglio dissolvermi, assaporare il niente

e vivere come sasso dentro al fiume in piena

così da rimbalzare e perdere per sempre l’esistenza.

Voglio poter rinascere, come il nuovo giorno

quando non ha bisogno di raccontare

seduto davanti al suo orologio ad ore.

E voglio plasmarmi, diventare radice

e vivere come l’eremita al sommo di una vetta

così da meditare quando scende la sera.

Le barche a mare ondeggiano

sembrano camini spenti.

Qualcuna aspetta

mentre qualche altra muore.

Hanno le stive piene

di reti messe a tacere.

E quelle casse in fondo

accatastate in piedi

sembrano tutte piangenti.

A volte si guardano tra loro,

poi osservano i passanti

e dicono del tempo

come le vecchie comari.

Il giorno le sorprende

mentre sono ancora addormentate

e il sole le riscalda

fedeli ai loro innamorati.

In quanto tempo bruci, incenso

stai lì, fumi ed io ti osservo.

Espandi il tuo profumo,

intenso come in questo giorno

di vento, mentre i pensieri scorrono

le nuvole si rincorrono

e il mio sentiero scorgo.

E quanto è il tempo

per limitarmi soltanto a guardarlo

come fosse lontano

un cammino mai tracciato?

Vorrebbe sudare

gridare al ladro

vestire la notte,

ma rimane soltanto

un incenso bruciato.

Sarà come lo sguardo all’orizzonte

quando non si conosce altrove.

Mentre dell’acqua si vede il candore

quando c’è bisogno di rinfrescare.

Così sarà, senza bisogno di aspettare

mentre quel treno arriva e subito dopo

l’ altro riparte.

E sarà ancora come una stagione

quando c’è bisogno di annusare

perché del vuoto non si sa che fare.

Sì sarà, perché quell’albero deve germogliare

e il tempo suo non può più aspettare.

Si dicono solo ricordi

che non si dimenticheranno mai.

Eppure di tempo ne è passato e di altrettanto io

ne ho vissuto con te.

Oggi prendo un pezzo di tutto questo tempo

e sei la voce, le mani

la musica,

i fiori.

Ecco, tutto è ritornato a me,

tu non te ne sei mai andato

In fondo l’animo è per sempre sé stesso

tutte le volte che incontra uno specchio.

E’ una stanza e risuona di odori

ha pareti di mille colori.